Molti anni fa,ormai, ho deciso di fare il grande passo verso la libera professione. Avevo alle spalle anni di lavoro da dipendente, quel genere di lavoro che la gente ti invidia perché corrisponde allo stereotipo della sicurezza: posto fisso, azienda consolidata, 13 mensilità, malattia e ferie pagate.

Purtroppo non corrispondeva al mio ideale di vita. Amo le sfide e voglio mettermi in gioco. Per non parlare del fatto che mi piace avere il controllo della situazione, decidere io come portare a termine i compiti assegnatimi, andare oltre a quanto richiesto e magari, perché no?, sentirmi anche dire un grazie ogni tanto. Sono poi un animo inquieto. Non mi accontento e non mi arrendo. Vivo studiando: nuove strategie, nuovi corsi, nuovi strumenti, nuove materie, …. insomma, avevo bisogno di spazio e di gratificazione.

Ci sono, però,cose che nessun corso insegna e che si imparano con l’esperienza.

La prima di queste cose è che essere imprenditori non è automaticamente sinonimo di essere bravi imprenditori. Sono richieste infinite capacità per gestire questo ruolo e, ovviamente, non si può eccellere in tutte. Un discreto livello in ciascuna di queste, però, o almeno un team che ci supporti per raggiungere un discreto livello in ciascuna, è fondamentale. Bisogna avere una mentalità aperta alle innovazioni, una visione di lungo termine, una capacità di gestione e di motivazione del personale, bisogna lavorare sodo, essere precisi nelle consegne, capire le esigenze dei nostri interlocutori e farsene carico. Bisogna imparare il valore di ciò che si offre e di ciò che si pretende e gestire di conseguenza le entrate e le uscite.

La seconda cosa è che non importa più di tanto quanto investiamo in pubblicità, quanto compariamo sui social network, quanti corsi e certificazioni abbiamo. Sì, certo, queste cose ci faranno conoscere. Ma la conoscenza è solo il primo passo verso la costruzione della relazione con i clienti. La vera chiave di una buona relazione con i clienti è il rispetto. Accompagnato, ovviamente, da affidabilità, qualità del lavoro, empatia, tutti “effetti collaterali” del rispetto o declinazioni di esso. Lo spirito di squadra è uno spirito vincente, sempre. Perché i grandi risultati, ma anche le piccole conquiste, si raggiungono insieme così come insieme si superano gli ostacoli e si festeggiano i successi. E non c’è squadra se non ci si fida degli altri, se non si rispettano gli altri e se non si hanno obiettivi in comune.

La terza, e forse la più importante, è l’autoconsapevolezza. Nel bene e nel male. Ci sono limiti di cui bisogna rendersi conto, che sono umani e comprensibili ma che, volendo, si possono superare. Perché non si cresce se non si esce dalla propria zona di comfort. E ci sono capacità, innate, insospettate, acquisite magari in altri ambiti, di cui spesso ci dimentichiamo ma che vanno valorizzate e che ci distinguono e ci definiscono: sono quelle che ci fanno uscire dalla massa, che ci fanno conoscere, che fanno sì che si conti su di noi e che ci consentono di essere persone e non solo una voce al di là del filo. Lavorare da remoto non vuol dire spersonalizzare, essere “nascosti”, non essere visibili. Al contrario, vuol dire esserci anche se non si vive nella stessa città, utilizzare strumenti più veloci e automatizzare alcune fasi del lavoro, vuol dire snellire la burocrazia, abbattere i costi fissi, ampliare le esperienze, essere in contatto con professionisti di tutto il mondo, ma sempre con il nostro personale e unico modo di gestire il lavoro.

Abbiamo preparato una mini-guida gratuita per aiutarti a valutare se il tuo business è impostato in maniera efficiente